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La leggenda di re Laurino
Perché la sera le Dolomiti si tingono di rosso?
È il crepuscolo. Fuori, la roccia delle Dolomiti dapprima si colora di un rosso rosato. Il rosso diventa sempre più intenso di minuto in minuto. Alla fine risplendono di un rosso intenso, come se qualcuno avesse acceso un fuoco. I bambini restano a bocca aperta: ma perché le montagne brillano di queste tonalità di rosso? Venite più vicini, perché la risposta è contenuta in una leggenda antichissima: la leggenda di Re Laurino e del suo roseto.
Il re dei nani e le sue rose
Tanto, tanto tempo fa, nelle profondità delle Dolomiti, viveva un popolo di nani. Laboriosi e instancabili, scavavano nelle montagne alla ricerca di oro e di scintillanti pietre preziose. Il loro re si chiamava Laurino e viveva in un palazzo fatto di cristallo di rocca, nelle profondità della roccia. Erano in suo possesso due oggetti incantati: un mantello che lo rendeva invisibile non appena lo indossava e una cintura che gli infondeva la forza di dodici uomini. Ma ciò di cui andava più fiero era il suo roseto. Migliaia di rose rosse sbocciavano in mezzo alla roccia grigia, avvolte da un unico filo di seta dorata.
Un giorno, Laurino vide la bella principessa Similde e se ne innamorò all’istante. Senza pensarci due volte, si coprì con il mantello e la portò via nel suo regno di cristallo. I cavalieri di Similde salirono sulle montagne per liberarla. Ed ebbe inizio una battaglia. Quando Laurin si accorse che la sconfitta era ormai vicina, si mise il mantello sulla testa. E in un batter d'occhio sparì! Balzava avanti e indietro, ora in un luogo, ora in un altro. Nessuno riusciva a prenderlo. Ma i cavalieri erano astuti. Scrutarono le rose con attenzione e notarono che i fiori si agitavano ogni volta che Laurin vi scivolava in mezzo di nascosto. E così lo acciuffarono. Strapparono la cintura magica al re e lo fecero prigioniero. In quell’istante, il re si voltò un’ultima volta e lanciò una maledizione sul suo roseto, che lo aveva tradito. Mai più un essere umano avrebbe dovuto posare gli occhi su quelle rose, né alla luce del giorno, né nel buio della notte. Ma nella sua furia si dimenticò di una sola cosa: il crepuscolo, quel breve momento sospeso tra il giorno e la notte.
Ed è per questo, così raccontano gli abitanti dell’Alto Adige, che ancora oggi il Catinaccio (che in tedesco si chiama Rosengarten, che vuol dire proprio “roseto”) s’illumina ogni sera per qualche minuto, al tramontare del sole. I ladini chiamano questo fenomeno enrosadira. Il motivo effettivo sta nella roccia dolomitica, che riflette in modo particolarmente suggestivo la calda luce della sera.
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